Gibe III: i dati di Survival sono evidentemente sbagliati
30 Mar 2010
Alcune organizzazioni non governative hanno sollevato critiche e preoccupazioni sul progetto di Gibe III, pur non disponendo di informazioni adeguate né di adeguate competenze per valutarle. In alcune occasioni, questo ha dato luogo a un flusso di notizie, valutazioni e iniziative improprie.
Salini Costruttori avverte la necessità di fare chiarezza su un progetto che riguarda il futuro energetico, economico e sociale di decine di milioni di persone in Etiopia e nell’intera regione.
Il progetto Gibe III è composto da una importante diga situata in cascata al Gilgel Gibe I e II, alta 240 metri, che genera un lago di circa 150 km di lunghezza.
L’invaso prodotto dalla diga ha un volume di circa 14 miliardi di metri cubi e non 216 miliardi di metri cubi, come erroneamente calcolato e allarmisticamente annunciato. Infatti, semplificando, il volume di un invaso vallivo è simile a un tronco di piramide e non ad un parallelepipedo come viene impropriamente valutato. Il volume non è quindi pari alla superficie del lago per la altezza della diga, dovendosi considerare nel calcolo le pendenze delle rive e del fiume.
Inoltre l’invaso si situa in una valle molto stretta, al di sotto della quota salubre per la presenza umana, e pertanto non ci sono abitazioni da rimuovere nell’ambito del bacino. In particolare, questo volume d’acqua viene accumulato con un prelievo nei periodi di massima piena ma, una volta realizzato l’accumulo, il fiume non subisce più riduzioni della portata media: dalla centrale elettrica uscirà esattamente tanta acqua quanta ne entra.
Il riempimento del bacino verrà modulato in un minimo di tre stagioni, impattando con una riduzione del livello del lago Turkana inferiore a 50 cm l’anno, per tre anni. Una riduzione totalmente trascurabile per un lago le cui oscillazioni stagionali sono mediamente nell’ordine di un metro e negli ultimi anni, per effetto della variabilità della piovosità, di svariati metri, senza che vi sia stato alcun intervento umano. Siamo quindi ben lontani dai cinque o addirittura dodici metri di perdita di livello strumentalmente agitati.
Assieme all’errore nel calcolo del volume dell’invaso, cadono, ovviamente, tutte le ripercussioni drammatiche paventate come diretta catastrofica conseguenza della riduzione del livello del lago:
• il progetto non genererà siccità: la diga non blocca indefinitamente l’acqua del fiume, ma semplicemente ne ridistribuisce le portate lungo il corso dell’anno;
• la salinità del lago Turkana non subirà alcuna variazione: la sua “potabilità”, e di conseguenza la ricca biodiversità acquatica, rimarranno esattamente le stesse;
• rimanendo invariata la salinità del lago Turkana, non ci sarà la distruzione delle attività connesse alla pesca locale, e quindi non si modificherà in alcun modo negativo la vita degli Etiopi e dei Kenioti che vivono di questa realtà;
• non diminuendo il livello del lago Turkana gli eventuali conflitti intertribali non saranno di certo aggravati dalla costruzione della diga, quanto piuttosto dall’attuale situazione di povertà di quelle popolazioni;
• le aree umide non subiranno particolari effetti, anche perché la creazione delle piene artificiali consente di riprodurre gli esiti di quelle naturali, evitandone, peraltro, le catastrofi attuali e le conseguenti perdite di vite umane; • l’agricoltura potrà contare su una quantità di acqua con portata costante tutto l’anno, consentendo quindi più raccolti e l’ impiego di tecniche agricole più moderne, mettendo le popolazioni in condizione di diventare autosufficienti sotto il profilo alimentare.
Al contrario, la presenza della diga comporterà una serie di conseguenze positive, dirette ed immediate, per le popolazioni locali:
• la regolazione delle portate del fiume e la laminazione delle piene eviteranno gli stermini di persone avvenuti nel passato (l’ultimo dei quali, nel 2006, ha causato centinaia di vittime e la perdita di migliaia di capi di bestiame).
• nei periodi di magra, causati da anni consecutivi di bassa piovosità, la presenza dell’ invaso di monte mitigherà la riduzione del livello dell’acqua sia per riduzione dell’evaporazione sia per restituzione di parte del volume accumulato nell’invaso, con un effetto stabilizzante opposto a quanto paventato dalle organizzazioni contrarie alla diga. In altre parole, la diga stabilizzerà il livello del lago nelle stagioni in cui la siccità tenderebbe ad abbatterlo drasticamente;
• la ridistribuzione delle portate lungo tutto l’arco dell’anno consentirà, inoltre, di fare agricoltura irrigua anche nella stagione secca, con l’evidente accrescimento della capacità di auto-sostentamento delle popolazioni locali, oggi dipendenti per il 60% della loro alimentazione da aiuti esterni e non dagli antiquati sistemi di agricoltura locale;
• la disponibilità di energia elettrica consentirà più facile accesso ad acqua potabile e migliori condizioni sanitarie, oltre allo sviluppo della microindustria locale basata su pesca, allevamento ed agricoltura, e l’evidente innalzamento della qualità e dell’attesa di vita media delle popolazioni, oggi tra le più basse al mondo;
• infine, nonostante il progetto produca essenzialmente impatti positivi e consenta alle popolazioni a valle di accedere ad uno sviluppo sostenibile, si è voluto dotare l’impianto di quanto necessario a consentire che tale sviluppo possa avvenire in modo graduale. Poiché parte delle popolazioni pratica l’agricoltura di recesso, nonostante la scarsissima produttività, si è dotata la diga di scarichi dimensionati in modo tale da consentire la riproduzione controllata delle piene per il periodo necessario a riprodurre gli effetti delle piene naturali, limitando le portate a quanto utile per l’ agricoltura ed evitandone i picchi distruttivi del passato. In questo modo si può consentire alle popolazioni locali un periodo transitorio lungo quanto si riterrà opportuno, per il passaggio dall’agricoltura di recesso a forme più moderne di agricoltura.
Per quanto attiene agli aspetti amministrativi, inoltre, va ricordato che tutti i progetti in corso da parte della Salini Costruttori in Etiopia hanno ricevuto le approvazioni necessarie da parte delle autorità competenti, specificatamente la “Non Objection” dell’ EPA (Environment Protection Agency) e sono stati attribuiti in totale rispondenza alle leggi etiopiche. Gli studi di carattere ambientale, sociale e relativi alle consultazioni ed all’idrologia, sono stati pubblicati sul sito dell’EEPCo e degli Enti Finanziatori, e sono stati via via approfonditi sotto tutti gli aspetti pertinenti sollevati da qualsiasi fonte competente.
Si può serenamente concludere, pertanto, che ad impianto costruito ed in operazione, Gibe III porterà energia elettrica per l’intera Etiopia e per il Kenia, contribuendo alla stabilità politica regionale; fornirà acqua per l’agricoltura e con essa sicurezza alimentare; migliorerà le condizioni ambientali e sanitarie e contribuirà a ridurre gli attuali fattori di conflitto.


